Sukoi SU 24 abbattuto - Breakdown Sukoi SU 24

Dopo settimane di sfide e avvertimenti lungo la frontiera incandescente tra Russia e Siria e dopo l’abbattimento di un mini-drone russo in territorio turco il 10 ottobre scorso, il 24 novembre i caccia F-16 dell’aeronautica di Ankara hanno abbattuto un bombardiere russo Sukhoi Su-24.
Secondo fonti militari turche il velivolo russo volava a 6 mila metri di quota e avrebbe violato lo spazio aereo turco nel distretto di Yayladag, nella provincia sudorientale di Hatay dove i ribelli siriani subiscono la controffensiva delle forze di Damasco appoggiate dai velivoli russi.
Il velivolo, colpito a quanto sembra da un missile lanciato da un caccia F-16 turco, si è schiantato al suolo in territorio siriano. La tv ha mostrato in un video il momento della caduta del velivolo in territorio siriano nel villaggio di Yamadi, villaggio turcomanno tra le montagne a nord di Latakya, un’area dove da alcuni giorni sono in corso raid aerei russi e siriani.
Le autorità turche riferiscono che i velivoli sono stati avvertiti 10 volte nell’arco di 5 minuti attraverso il canale `Emergency´ ed è stato richiesto loro di cambiare direzione verso sud. Ignorando questi avvertimenti, entrambi gli aerei avrebbero violato lo spazio aereo nazionale turco per 17 secondi a partire dalle 09:24:05 ora locale. I due velivoli erano decollati per una missione contro militanti dell’Is nel nord della provincia di Latakia, “una regione montagnosa in cui si concentrano jihadisti principalmente coloro che provengono dalla Federazione russa”. In seguito alla violazione, un aereo ha lasciato lo spazio aereo turco, mentre il secondo è stato colpito da un missile lanciato da caccia  F-16 turchi in azione di pattugliamento, precipitando in territorio siriano. Ankara sostiene che i Sukhoi lo hanno violato solo per 17 secondi.  I piloti di Ankara avvertirono ripetutamente il caccia-russo prima di abbatterlo, ma i russi non risposero. “Siamo stati in grado di sentire tutto quello che accadeva, queste (comunicazioni) avvengono su canali aperti”, ha spiegato il portavoce dell’esercito, colonnello Steve Warren. Nella serata di martedì lo stato maggiore russo ha fatto sapere che uno dei due membri dell’equipaggio, il colonnello Oleg Peshkov,  è stato ucciso da un colpo sparato da terra  dai ribelli siriani mentre scendeva con il paracadute. Il secondo membro dell’equipaggio, il capitano Konstantin Murakhtin è stato invece portato in salvo dopo un intervento delle forze speciali di Mosca e delle truppe siriane durato 12 ore.

I piloti dei Sukhoi sono caduti in territorio siriano, dettaglio non indifferente che alimenta così la versione di Mosca che nega lo sconfinamento del suo bombardiere, uno dei 12 Su-24 basati a Latakya.
Durante le operazioni di ricerca e soccorso nella zona un elicottero Mi-8 è stato colpito dal fuoco dei ribelli siriani che hanno ucciso un militare della Fanteria di Marina (un reggimento è schierato tra Latakya e Tartus). Come nel film Behind Enemy Lines, per i piloti è finita come in un vecchio film di Gene Hackman: uno ammazzato, l’altro salvato. Murakhtin è «in buona salute», comunica personalmente Putin, dopo che l’ambasciatore a Parigi e il ministro della Difesa hanno già spiegato come il capitano «sia riuscito a scappare» nei boschi e sia stato «recuperato da un’operazione durata 12 ore, un commando congiunto russo e siriano penetrato per 4 chilometri e mezzo nei territori occupati dai ribelli». L’aviatore Oleg Peshkov è stato ucciso dalle brigate turcomanne mentre planava col paracadute, il cadavere mostrato da un video.
Il ministero della Difesa russa ha definito l’abbattimento del jet “un atto ostile” mentre Vladimir Putin, ha parlato di “un crimine”, di “una pugnalata alla schiena sferrata da complici dei terroristi” e ha avvertito che l’incidente avrà “serie ripercussioni” sui rapporti tra Mosca e Ankara. 
Il rischio di un’escalation è però ora più tangibile anche perché i russi schierano a Latakya almeno 4 caccia Sukhoi 30 e 6 cacciabombardieri Sukhoi 34 oltre a sistemi di difesa aerea Buk e Tor M-2.
Oltre a turchi, russi e a siriani, nel momento in cui veniva lanciato il missile AIM-9X Sidewinder vegliavano la zona almeno due satelliti e i radar di 11 Paesi, la portaerei americana Vinson , la francese Charles De Gaulle , la base qatarina d’Al Udeid, e poi inglesi, israeliani, giordani, sauditi, emiratini, bahreini, australiani, canadesi, tutti, più o meno, confermerebbero la versione dei 17 secondi di sconfinamento. È stata probabilmente un’imboscata, concorda col Cremlino un analista militare di Tel Aviv, Alex Fishman: «C’era già stato un precedente, il 3 ottobre. E da allora Putin aveva concordato i sorvoli con israeliani e giordani. Con Erdogan, mai».

 I russi hanno sbagliato qualcosa?
Secondo Pietro Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa, «la Russia ha quanto meno preso la situazione alla leggera. Non si può mandare un bombardiere tattico come il Su-24 a “rasentare” lo spazio aereo turco senza caccia di scorta. Si tratta di un eccesso di sicurezza, imperdonabile se si pensa che più volte i turchi avevano avvertito i russi, che in altre occasioni avevano già violato lo spazio aereo di Ankara illuminando pure i caccia F-16 con i propri Su-30SM. In mancanza di un coordinamento c’era da aspettarsi una reazione di Ankara e probabilmente con i Su-30 in scorta gli F-16 turchi non avrebbero colpito il Su-24. In pratica Mosca ha sottovalutato l’avversario. Non è un caso che la Russia abbia annunciato il dispiegamento di batterie di missili terra-aria S-300 nella base di Jableh, Latakia, e che d’ora in poi i propri bombardieri agiranno in Siria sempre con caccia di scorta».
La reazione turca è stata proporzionata?
«In base alle prime ricostruzioni, il Su-24 sarebbe entrato nello spazio aereo turco per pochi secondi e sarebbe stato avvertito solo dalle stazioni radar a terra e non dagli stessi F-16. In casi come questi, la prassi prevede l’accompagnamento al di fuori dello spazio aereo dell’intruso, l’acquisizione visuale dello stesso, per ottenerne i numeri di serie e denunciare eventualmente l’episodio in sede internazionale, o la sua illuminazione con il radar di controllo del tiro. Niente abbattimento, dunque, che del resto è previsto solo se l’intruso è un velivolo spia. Con i criteri di Erdogan, negli anni della Guerra Fredda sarebbero stati abbattuti aerei ogni giorno, da una parte e dall’altra».



Ritornando alla simulazione, se volete provare i due protagonisti della storia, potete scaricare il favoloso F 18 da qualsiasi sito di simulazione o se preferite da qui, il Sukoi SU 24 da qui, mentre per l'aeroporto di Latakia basta cliccare qui.
Provare per credere.

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